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Tecniche di fitorimediazione: il pensiero dei professionisti

La contaminazione del suolo nell'UE è trattata nell'ambito della Soil Thematic Strategy. Rappresenta un grave problema ambientale, vista la presenza di circa 160 000 siti che presentano un  nquinamento da metalli pesanti, benzene e policlorobifenile (PCB). Gli abitanti delle aree vicine a questi siti sono esposti ad un alto rischio di contrarre malattie come leucemia e tumori. I fenomeno naturali quali la lisciviazione e l'assorbimento da parte delle piante coltivate possono ampliare l'area a rischio, facendo entrare gli inquinanti all’interno della catena alimentare.

La diffidenza degli operatori. La bonifica tradizionale segue una logica molto semplice: scavo e trasporto del terreno in discariche o impianti di trattamento. Una bonifica effettuata in questo modo ha però costi proibitivi, visto anche che molti di questi siti sono abbandonati. I ricercatori si sono chiesti perché l’alternativa più conveniente non è quella più ampiamente utilizzata, conducendo un sondaggio tra gli esperti di bonifica del suolo in Quebec, Canada.
Analizzando la letteratura scientifica, i ricercatori hanno scoperto che sono stati pubblicati 1.795 articoli tra il 1994 e 2015 con il termine "phytoremediation" nel titolo, incluse diverse prove sostanziali a sostegno del funzionamento della tecnica. È più efficace sui contaminanti organici, ma si possono anche rimediare siti inquinati da metalli. Molti studi dimostrano che le specie come il salice e il pioppo possono accumulare metalli come cadmio e piombo (le piante li assorbono dal terreno e quindi li stoccano nella biomassa).
Nonostante i vantaggi della fitorimediazione, i ricercatori osservano che il successo di questa nuova tecnologia è influenzato da una varietà di fattori oltre al costo, come il tempo, la certezza dei risultati, il quadro di rischio complessivo (relativo all'entità della rimediazione richiesta) e le abitudini, che orientano gli utenti sempre verso una metodologia familiare. Per indagare gli atteggiamenti nei confronti di questa pratica, i ricercatori hanno sottoposto un sondaggio a 193 esperti di bonifica del suolo in Quebec, Canada, da novembre a dicembre 2013.

I risultati del questionario. Sulla totalità dei destinatari, 113 hanno risposto e 94 hanno completato l'intero questionario. Il questionario includeva quattro semplici affermazioni vero/falso sulla fitorimediazione, ad es. "la fitodepurazione coinvolge le piante" e "la fitoestrazione rimuove i contaminanti organici", utilizzate per giudicare la consapevolezza della tecnica. In media, solo due di questi quesiti sono stati risolti correttamente dagli esperti e il 73% degli intervistati ha ammesso che le proprie conoscenze della tecnologia non sono buone. I ricercatori hanno quindi dedotto che i risultati della ricerca scientifica non sono riusciti a raggiungere efficacemente gli addetti ai lavori.
Un'altra domanda è stata posta nel contesto di un ipotetico sito ideale per la fitorimediazione, ovvero un comune che cerca una soluzione a basso costo senza vincoli di tempo. È stato chiesto agli esperti di valutare l'accettabilità di un piano di trattamento convenzionale e di un piano che coinvolga salici e pioppi. I risultati hanno mostrato che solo il 19% preferirebbe utilizzare gli alberi rispetto al trattamento convenzionale, nonostante gli indubbi vantaggi della fitorimediazione in questo determinato scenario. È stato notato un debole ma non significativo aumento  dell'accettabilità della fitorimediazione quando gli esperti sono stati informati che il sito era interessato solamente da contaminanti organici, per i quali esistono prove migliori dell'efficacia della fitorimediazione.
Alla metà dei partecipanti è stato anche consegnato l'abstract di un finto articolo scientifico che provava inequivocabile che la fitorimediazione con i salici rimuove efficacemente zinco, rame e piombo. Il finto articolo risultava edito da Nature e presentava come autori professori del MIT (Massachusetts Institute of Technology), per dargli un alto livello di credibilità. Agli altri partecipanti è stato chiesto solo di rileggere lo scenario ipotetico presentato, che evidenziava zinco, rame e piombo come contaminanti. Entrambi i gruppi hanno chiesto di rivalutare il piano di  fitorimedio basato sull’utilizzo del salice per quello scenario.
Nel gruppo è stato rilevato un aumento appena significativo dell'accettabilità della fitorimediazione in chi ha letto l'articolo, ma ancora al di sotto del livello di preferenza la tecnica convenzionale. L'esposizione di prove scientifiche, quindi, ha generato solo una piccola differenza, indicando un pregiudizio. Nel giustificare il loro rifiuto, alcuni partecipanti hanno scritto commenti come "questa cosa non funziona" e “scavare e conferire il terreno in discarica è l’unico modo per procedere ", dimostrando chiaramente la loro obiezione alla tecnica, senza però alcuna base scientifica.

Le conclusioni dello studio. I ricercatori riconoscono che la lettura di una singola pubblicazione scientifica può avere solo un effetto limitato, ma l'esperimento mostra tuttavia che i professionisti sono comunque riluttanti a cambiare opinione. Ciò potrebbe in parte essere dovuto alle richieste istituzionali, che in linea di massima possono promuovere le tecniche convenzionali. Anche gli interessi personali possono però essere in gioco, ad es. i partecipanti al sondaggio potrebbero essere proprietari o impiegati di aziende che si occupano di escavazione.
Sebbene il pregiudizio costituisca una barriera per l'adozione di nuove tecnologie ambientali, i ricercatori concludono che la fitorimediazione potrebbe essere gradualmente accettata attraverso piccoli e costanti mutamenti nelle opinioni. Essere consapevoli del pregiudizio è un passo importante per superarlo. Gli scienziati potrebbero aver bisogno di aumentare i loro sforzi per diffondere i risultati in pubblicazioni diverse; le riviste scientifiche non sono probabilmente il modo migliore per raggiungere i professionisti.

Fonte: http://ec.europa.eu/

Un'indagine sugli atteggiamenti degli esperti di bonifica del suolo ha dimostrato che chi lavora nel settore tende a preferire metodi convenzionali a scapito delle scelte più innovative

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