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Xylella fastidiosa: la presenza sul monte Argentario non fa paura

Risale al febbraio scorso il decreto di lotta obbligatoria emanato dal Ministero delle Politiche Alimentari e Forestali “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa (Well et al.) nel territorio della Repubblica italiana.”
Il decreto è stato emesso per tutelare l’interesse collettivo, che vedrebbe nel diffondersi ulteriore del batterio un danno con conseguenze facilmente prevedibili per il mondo dell’olivicoltura oltre all’importante impatto sul paesaggio. Questo documento segue il precedente, emesso nel dicembre del 2016 e che istituiva già delle zone ben delimitate nelle quali effettuare gli espianti. La facoltà di disporre le opportune pratiche per controllare il vettore della malattia veniva affidata al Servizio Sanitario competente. Le misure contenute sono state molto discusse da alcuni sindaci di Comuni interessati dai provvedimenti che hanno emesso ordinanze in aperto contrasto con le direttive ministeriali.

La lotta obbligatoria.
Il Decreto Martina del 2018 ribadisce le misure già state esplicitate l’anno precedente, introducendo l’obbligo delle operazioni volte al controllo delle piante erbacee, ospiti dell’insetto vettore Philaenus spumarius, e dell’applicazione, da maggio a dicembre, dei trattamenti insetticidi sulle piante target del batterio.
Le ordinanze emesse in seguito dalle autorità locali si sono basate su un principio precauzionale di tutela dell’ambiente, delle acque e del suolo quando è, però, intuibile che l’inazione nei confronti dell’avanzare dei disseccamenti, può rappresentare una concausa della diffusione del batterio.
Non tutti i sindaci delle zone colpite sono dello stesso avviso ed alcuni Comuni, come quello di Lecce, non si sono posti in contrasto con le misure di lotta. L’argomento è molto delicato ed è naturale che quando si parla di interventi con agrofarmaci, l’opinione pubblica esprima i propri dubbi. È però sensato scegliere di ricorrere al parere degli esperti, dei ricercatori e degli agronomi, che sostengono la necessità di effettuare questi interventi. Tali operazioni hanno dei costi che possono risultare gravosi per gli agricoltori: l’accesso a fondi integrativi regionali o comunitari deve essere quindi garantito.
Diverse sono le prove in corso per trovare strade alternative, dal trattamento con biostimolanti alla ricerca di varietà resistenti ma, per adesso, i mezzi che garantiscono un risultato verso l’espandersi del batterio sono quelli convenzionali. Le ultime notizie diffuse sembrano poco confortanti, tanto da consolidare il concetto dell’impossibilità di eradicazione di Xylella fastidiosa sub. Pauca.
È auspicabile continuare sulla strada del contenimento, senza politicizzare i pareri scientifici. Se da un lato ci sono aspetti negativi, dall’altro la ricerca fa i propri passi verso lo studio di varietà resistenti, ancora oggetto di indagine da parte del CNR.
 
Gli ultimi aggiornamenti. Nel mese di dicembre 2018 è stato reso noto dal Servizio Fitosanitario il ritrovamento di 41 piante positive al batterio, in una zona limitata e circoscritta della Toscana. In questo particolare caso è da notare che la forma di Xylella isolata appartiene alla subspecie Multiplex e non alla Pauca, correlata al disseccamento degli olivi in Puglia. Le piante colpite appartengono a specie ornamentali ed erbacee quali ginestra, calicotome, mandorlo e poligala. Svariate analisi sono state condotte sugli olivi presenti nell’area senza evidenziare nessun risultato. Il Servizio Fitosanitario ha subito applicato il protocollo volto all’eradicazione del batterio dalla zona. La conformazione geografica dell’area del Monte Argentario, una piccola penisola nella laguna di Orbetello, rappresenta un fattore a favore dell’efficacia delle misure di controllo, che la rendono in qualche modo “isolata” dal resto della regione e facilmente sorvegliabile.
Sempre di dicembre è la notizia del rinvenimento di altri 75 focolai nella Provincia di Brindisi, segno che l’emergenza Xylella è e dovrà restare all’ordine del giorno per ancora un po’ di tempo, con la crescente preoccupazione di tutti i soggetti coinvolti nel problema, in Italia principalmente agricoltori, Regioni e Ministero, fino all’attenzione rivolta dall’Unione Europea verso l’applicazione delle corrette misure di eradicazione.
L'impegno degli addetti ai lavori è molto elevato e in questo contesto si inserisce anche l'azione di ANVE - Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, più volte promotrice di tavoli tecnici e di incontri volti alla diffusione della conoscenza scientifica sul batterio. La razionalizzazione e l'ottimizzazione dei metodi di contrasto sono stati indicati come prioritari nel contesto della lotta alla patologia dai vivaisti membri dell'associazione.

Dal decreto di febbraio a oggi, il batterio non è ancora sconfitto. Alcune piante infettate individuate in una zona circoscritta della Toscana, 75 nuovi focolai in Puglia

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