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Il rame e la contaminazione del suolo

Il rame (Cu) nelle sue molteplici forme è oggi uno dei prodotti di difesa più utilizzati sulle colture permanenti come uva, olivo e alberi da frutto. Negli ultimi tempi sta crescendo il livello di interesse verso questo elemento che, al netto della sua comprovata utilità, presenta delle problematiche non trascurabili derivate dal suo accumulo nel terreno. Per osservare da vicino il fenomeno è stata svolta una ricerca in 25 Paesi membri dell’UE, al fine di valutare come le pratiche di gestione, la copertura del suolo e il clima siano capaci di influenzare la concentrazione di rame nel terreno.

L'interesse dell'UE. Sono stati complessivamente analizzati 21.682 campioni di terreno provenienti da aree con diversi utilizzi del suolo ed è stato dimostrato che le pratiche di gestione del territorio sono il fattore che determina in misura maggiore l’accumulo di questo metallo.
La contaminazione del suolo rappresenta un rischio per l'ambiente e per la salute umana. Per questi motivi la tutela dei terreni è uno degli obiettivi centrali per l’Unione Europea. L’inquinamento da metalli pesanti è una delle preoccupazioni più importanti poiché ha un impatto diretto sulla sicurezza alimentare. Il tasso di concentrazione di rame dipende da complesse interazioni, regolate dalla struttura del terreno e dalle sue proprietà chimiche, anche se l’elemento antropogenico ha un’influenza non meno significativa.
Lo studio condotto nell’area europea ha esaminato i fattori che influenzano la distribuzione del rame nei suoli coltivati, mirando a identificare le aree maggiormente vulnerabili, in ogni caso legate all’attività agricola. I campionamenti sono stati svolti nell’ambito dell’azione Preventing and Remediating prevista dal progetto europeo sulla tutela dei suoli RECARE.

I risultati della ricerca. Come previsto dai ricercatori sono stati individuati diversi fattori che contribuiscono in concorso all’accumulo del rame, tra i quali i principali sono:
  • l’utilizzo del rame come prodotto di difesa;
  • la tessitura del terreno;
  • il pH elevato;
  • le condizioni climatiche.
Le concentrazioni più elevate sono state rilevate nelle aree più umide, poiché le colture allevate in tali zone necessitano solitamente di più trattamenti fungicidi. Rispetto alla media complessiva di concentrazione (16,85 mg/kg di suolo di Cu), i vigneti sono quelli che si discostano di più arrivando a valori di 49,26 mg/kg, seguiti dagli oliveti con 33,49 mg/kg e dai frutteti con 27,32 mg/kg.
Questo studio ha ricercato il Cu totale, non differenziandolo nelle varie forme; è di conseguenza difficile associare a questi dati l’effettivo rischio sanitario e ambientale derivato. Tuttavia i risultati indicano che le pratiche di difesa sono il fattore che più influenza l’accumulo di Cu nel terreno, pur riaffermando che il fenomeno è comunque legato anche alle proprietà pedoclimatiche delle varie zone agricole.
Questi risultati hanno anche delle implicazioni dirette su alcuni Paesi membri, evidenziando che le regioni che mostrano i dati più elevati sono le aree umide di Italia e Francia, particolarmente vulnerabili rispetto a questa problematica.
Per gli scienziati è quindi necessario che le scelte politiche cerchino di orientare l’agricoltura verso l’adozione di pratiche di gestione della difesa più sostenibili, cercando di arginare un fenomeno che potrebbe avere serie ripercussioni anche sul futuro delle stesse coltivazioni, a causa della forte influenza di questo elemento sulla componente microbiologica del terreno.
 
Fonti

Un elemento storico per la difesa delle colture agricole oggi oggetto di un acceso dibattito. L’influenza delle pratiche di gestione

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